PREVENIRE LA RADICALIZZAZIONE ESTREMISTA VIOLENTA

I programmi di deradicalizzazione, disimpegno e riabilitazione (DDP) sono costruiti per motivare e sostenere il distacco da un gruppo o da un’ideologia estremista violenta. Tra il 2006 e il 2010 la Gran Bretagna con il programma Channel, la Danimarca con il progetto pilota Deradicalization- Targeted Intervention e l’Olanda, seguite dopo il 2010 da Svezia, Germania, Austria, Belgio, Francia, hanno compreso l’importanza di sostenere i soggetti a rischio di radicalizzazione attraverso una collaborazione tra vari settori della società civile e non solo con interventi dell’apparato securitario. Questa svolta, probabilmente favorita dalla strategia dell’UE del 2005 “EU Strategy on Radicalisation”, rivista nel 2008 e 2014, poneva le basi per un maggiore coinvolgimento della società civile nella lotta contro la radicalizzazione estremista violenta.

tratto da: C.Caparesi (2017). Proposte per interventi mirati alla de-radicalizzazione, GNOSIS Rivista Italiana di Intelligence, Roma.

La Prevenzione primaria

La prevenzione primaria può essere generale e specifica

Gli interventi di prevenzione generale cercano di mitigare la potenziale influenza dei fattori di spinta-attrattiva che esistono al macro livello e rafforzare il concetto di resilienza e coesione sociale. Il target delle azioni è la società nel suo insieme o un suo sottogruppo.

La prevenzione specifica si attiva quando un individuo sviluppa delle vulnerabilità alle quali non è in grado di far fronte (ad es. disoccupazione prolungata). La vulnerabilità del soggetto può essere relativa ad un numero di comportamenti devianti (es. gang, droga, ecc). Se, tuttavia, al macro livello troviamo una convincente narrativa estremista violenta e un abile reclutatore nel gruppo di riferimento del soggetto, è possibile che il soggetto diventi vulnerabile alla narrativa estremista violenta (incentivi economici, senso di appartenenza, ecc.) .

La prevenzione specifica si costruisce sui bisogni degli individui prima che questi vengano recepiti dai reclutatori. Non c’è alcuna certezza che la persona proceda verso la radicalizzazione. È un approccio focalizzato sui bisogni e non sul rischio.

La prevenzione secondaria

La prevenzione secondaria si effettua quando il soggetto :

1) viene agganciato da una narrativa violenta

2) esprime il desiderio di unirsi ad un gruppo violento

3) è in contatto con un gruppo/soggetto estremista violento

L’approccio si sposta dall’analisi dei bisogni alla valutazione del rischio e quindi occorre:

– valutare il rischio di radicalizzazione violenta e/o di un suo possibile aggravamento;

– valutare i rischi per la società;

elaborare strategie per mitigare il rischio

La valutazione del rischio si effettua attraverso strumenti di prevenzione e/o checklist attraverso un approccio multi-agent.

La prevenzione terziaria

Si intende per prevenzione terziaria un intervento diretto a soggetti radicalizzati per evitare la recidiva (già condannati per atti di terrorismo) o il passaggio all’atto.

Spesso la prevenzione terziaria viene anche definita de-radicalizzazione (nel senso di approccio per favorire un cambio di mentalità) o disimpegno (inteso come rigetto dell’azione violenta).